Missione Cattolica Italiana del Saarland
Missione Cattolica Italiana del Saarland     

Una missione tutt’altro che finita

 

Quando don Ascanio Micheloni giunge a Saarbrücken, nel 1954, non erano anni per niente semplici. Gli italiani che arrivavano un po’ da tutta Italia, ma in particolar modo dalle regioni di Calabria, Sicilia e Friuli, spesso affrontavano un viaggio non facile, da clandestini, con poche cose e passando il confine fingendosi turisti. Il viaggio costava 30.000 lire.

Arrivati in Saarland (territorio entrato a far parte definitivamente dei Länder tedeschi solo nel 1957) venivano alloggiati nelle baracche che le varie ditte mettevano a disposizione per i lavoratori. Dai racconti di tanti, si elude con facilità che gli stranieri non erano ben visti e spesso erano oggetto di discriminazioni e soprusi. Col tempo però la popolazione tedesca ha imparato ad accogliere lo straniero e a conviverci, lo stesso accadeva per gli italiani che hanno imparato a vivere in un territorio diverso, con cultura, alimentazione e lingua diversa.

In questo contesto storico don Ascanio fonda la Missione Cattolica Italiana di Saarbrücken (oggi tra le più estese e longeve della Germania) e un centro italiano dove c’erano un asilo e scuole italiane e assistenza sociale, fondamentale per quegli anni.  In Saarbrücken, nasce una missione, scrive:

“Il periodo vissuto a Saarbruecken tra gli emigrati italiani è stato, forse, il periodo più ricco di

impegni e di soddisfazioni per le tante attività da me intraprese e destinate ad avere successo anche a lunga scadenza....La fede nella divina Provvidenza, la visione ottimistica della vita e

l’ostinata perseveranza nel volere far crescere l’emigrante come ‘uomo’ nella sua interezza, mi hanno sorretto e dato la forza di non perdere mai di vista il mio progetto di lavoro”.

E spulciando tra i ricordi di Suor Ferdinanda, dell’istituto ‘franziskanischen Tertiarschwester’ presenti a Saarbrücken dal 1966 assieme a tante altre suore del suo istituto,  in La coppola accanto alla Schirmmütze a cura di Ezio Persello, leggiamo: “ Per molti anni il Centro Italiano è diventato una seconda Patria. Il sabato e la domenica la casa era invasa dagli italiani. Nella sala grande venivano proiettati film italiani (anche 3 proiezioni con 3/4000 persone alla volta), in altre sale si riunivano dei gruppi  per giocare a carte, ecc. A metà degli anni 60, anche se il ricongiungimento familiare comportava un notevole miglioramento della situazione dell’emigrato, nondimeno crebbero i problemi per l’inserimento delle famiglie nel tessuto sociale locale. Essendo noi suore, entrambe di lingua madre tedesca, abbiamo potuto essere d’aiuto in varie situazioni”.

Nel 1970 finisce l’esperienza di don Micheloni a Saarbrücken. Gli succede Don Luigi Petris fino al 1981. In questi anni nasce il doposcuola sotto la direzione didattica di Klaus Mees-Schillo, atto ad aiutare i bambini italiani ad inserirsi nelle scuole e ad avere voti migliori. Ricordiamo che gli scolari che avevano voti non soddisfacenti venivano mandati nelle Sonderschulen, scuole per ragazzi con difficoltà di apprendimento. Don Luigi sentì l’esigenza di ottemperare a questo disagio aiutando i ragazzi a migliorare i loro voti così da avere poi più possibilità nel futuro. Egli ha fatto dello sviluppo culturale e sociale il suo principale obiettivo prendendo contatti con istituzioni tedesche, come il Ministero dell’Istruzione ma anche con scuole tedesche al fine di creare una rete di collaborazione e multiculturale e avere quindi anche sostegno dalle autorità locali. Gli italiani ricordano il suo cuore grande e le innumerevoli visite alle famiglie trovando conforto e sostegno. Spesso infatti ci troviamo a parlare di ‘integrazione’, contrario di ghetto o comunità parallela. Il doposcuola così come tutte le altre attività invece hanno portato molti studenti ad avere successo a scuola e nella vita sociale ed evitare di rimanere indietro a causa di barriere linguistiche e culturali.

Al fianco di don Luigi arrivò nel 1970 anche don Mario Di Centa che prese poi nel 1987 la guida della missione dopo la partenza di don Luigi. Egli viene ricordato come vero e proprio pastore che la gente ha sentito accanto nella gioia e nel dolore. Se si ascoltano con attenzione i racconti di emigrati, non si può ignorare la grande sofferenza che tutto ciò comporta. Sentirsi di punto in bianco senza certezze, la paura del nuovo, la separazione dai luoghi e dalle persone care affliggono l’animo di chi parte perché si ha paura. Come è importante allora che queste persone abbiamo la possibilità di parlarne e di avere anche il conforto che viene dal Vangelo. Gli inizi sono tutt’altro che semplici perché sono indispensabili sacrifici e rinunce e spesso si vuole gettare la spugna. Quante volte Don Mario avrà detto ‘coraggio’ e dato un motivo per rimanere invitando a frequentare il centro italiano. Non si può capire la grandezza dell’operato di questi missionari, se si ignorano le singole storie e le preoccupazioni  che albergano in chi emigra.

Infine, con Don Angelo Fabris, arrivato nel 1987 e don Paolo Santoru, dal 2002 in Saarland, la missione acquista sempre di più le caratteristiche di una vera e propria parrocchia. L’assistenza sociale vera e propria è ormai compito delle istituzioni statali tedesche che oggi in Europa possono vantare forse il primato in questo senso. Il Consolato Italiano, oggi chiuso, era di grande importanza per le migliaia di italiani presenti in zona. Gli immigrati, non solo italiani, sono assistiti lodevolmente dallo stato tedesco che offre la possibilità concreta di stabilirsi qui, a condizione che si mostri davvero la volontà di lavorare. Imparare la lingua tedesca oggi viene messa come prima indispensabile condizione per essere inseriti nell’elenco ufficiale dell’ufficio di collocamento.

La Missione italiana oggigiorno ha una attività prettamente pastorale. Continuiamo a fare catechesi in varie zone del Saarland attraverso centri d’ascolto, le celebrazioni eucaristiche domenicali, i funerali e i matrimoni, la catechesi per la preparazione alla cresima e alla prima comunione, le visite in casa soprattutto di anziani e malati.

Le tante famiglie che di nuovo stanno partendo e raggiungono il nostro territorio ci stanno facendo pensare tanto. È evidente che nei prossimi anni sarà necessario un lavoro rivolto ai giovani e bambini, per dare ad essi ancora aiuto per inserirsi nel migliore dei modi a scuola e nello stesso momento dargli la possibilità di frequentare una parrocchia, cosa che in lingua tedesca per loro sarebbe altrimenti impossibile, almeno per i primi anni di residenza in terra straniera.

Ebbene, a chi ancora oggi è costretto a partire ricordiamo le parole di Gesù: “venite a me che siete affranti ed oppressi ed io vi ristorerò”.

 

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